venerdì 22 gennaio 2016

Star Wars il risveglio della forza



Dunque sì l'ho visto, e non una ma ben tre volte.
Come amante di quel mondo, conosciuto per la prima volta a 8 anni, quando ancora l'alta definizione non era stata concepita e il regno degli effetti speciali era fatto da dei matti che riprendevano modellini in scala in stop motion.
Quindi vi avviso che ne parlerò in qualità di amante della saga, convinto dell'esistenza della forza, del lato oscuro e della luce.
Dirò innanzitutto che cosa è stato detto sul film e non è vero:
Non è vero che l'ultimo episodio girato da J.J.Abrahams non emoziona.
Emoziona eccome, nonostante la trama sia spudoratamente attinta dagli altri episodi, perché vedere il Millennium falcon derapare nel deserto non si può capire cosa susciti se non lo si vede, così come vedere Han Solo fare capolino nell'interno della sua amata nave o seguire Rey giù per le scale della taverna (si lo so anche questa scena è l'ennesima ripresa del mondo di Lucas, l'abbiamo già vista diranno in tanti, e allora?) per scoprire la spada di Luke e "fare i suoi primi passi" nella forza.
Non è vero che è un operazione nostalgica: Abrahams risveglia la nostalgia ma non con fini commerciali, bensì da devoto amante della saga e lo si può capire dall'ossessione che ha nei particolari che inserisce in fotogrammi che passano veloci, che se si è attenti si colgono.
Il grande merito di Abrahams è nelle domande che suscita già il titolo del film.
Dov'è il risveglio nella forza?
In Rey?
In Kylo che fa di tutto per resistere "al richiamo della luce"?
In Finn che si desta dal meccanismo del potere del primo ordine, scegliendo "di non uccidere per loro", dando inizio ad una storia che non ci sarebbe stata senza la fuga sua e di Poe?
Proprio la vicenda di Finn sembra essere centrale ( c'è anche chi ha accusato Abrahams di non aver dato centralità ai protagonisti) in essa infatti Abrahams sembra spendere un certo simbolismo.
Finn è diverso perché subito prova sgomento  di fronte al male, il sangue del compagno morente sul casco lo segna, lo rende immediatamente riconoscibile.
Non spara, si toglie il casco, esce dall'omologazione degli assaltatori, (tutti uguali, senza volto), infatti deve essere sottoposto al ricondizionamento (come non pensare al condizionamento nostro, di noi uomini moderni sottoposti al bombardamento mediatico quotidiano, fatto di schemi di comportamento da avere, di cose giuste da dire o da pensare, di pregiudizi su tutto ciò che ci sta intorno).
Uscendo dalla nave del primo ordine inizia la nuova vita, esce da  un mondo impersonale, e viene chiamato per nome da Poe.
Inizia l'avventura di sempre ancora a bordo di quell'astronave antica, "che fece la rotta di Kessel in meno di 12 parsec", la missione del bene contro il male, che è la lotta per la vita contro il potere che vuole la morte di chi non vuole omologarsi.
Il resto è già storia del cinema.
Poteva fare di più J.J. Abrahams?

Può darsi, comunque tornerei a vederlo una quarta volta.



Nessun commento:

Posta un commento