Star Wars il risveglio della forza
Dunque sì l'ho
visto, e non una ma ben tre volte.
Come amante di quel
mondo, conosciuto per la prima volta a 8 anni, quando ancora l'alta definizione
non era stata concepita e il regno degli effetti speciali era fatto da dei
matti che riprendevano modellini in scala in stop motion.
Quindi vi avviso che
ne parlerò in qualità di amante della saga, convinto dell'esistenza della
forza, del lato oscuro e della luce.
Dirò innanzitutto
che cosa è stato detto sul film e non è vero:
Non è vero che
l'ultimo episodio girato da J.J.Abrahams non emoziona.
Emoziona eccome,
nonostante la trama sia spudoratamente attinta dagli altri episodi, perché
vedere il Millennium falcon derapare nel deserto non si può capire cosa susciti
se non lo si vede, così come vedere Han Solo fare capolino nell'interno della
sua amata nave o seguire Rey giù per le scale della taverna (si lo so anche
questa scena è l'ennesima ripresa del mondo di Lucas, l'abbiamo già vista
diranno in tanti, e allora?) per scoprire la spada di Luke e "fare i suoi
primi passi" nella forza.
Non è vero che è un
operazione nostalgica: Abrahams risveglia la nostalgia ma non con fini
commerciali, bensì da devoto amante della saga e lo si può capire
dall'ossessione che ha nei particolari che inserisce in fotogrammi che passano
veloci, che se si è attenti si colgono.
Il grande merito di
Abrahams è nelle domande che suscita già il titolo del film.
Dov'è il risveglio
nella forza?
In Rey?
In Kylo che fa di
tutto per resistere "al richiamo della luce"?
In Finn che si desta
dal meccanismo del potere del primo ordine, scegliendo "di non uccidere
per loro", dando inizio ad una storia che non ci sarebbe stata senza la
fuga sua e di Poe?
Proprio la vicenda
di Finn sembra essere centrale ( c'è anche chi ha accusato Abrahams di non aver
dato centralità ai protagonisti) in essa infatti Abrahams sembra spendere un
certo simbolismo.
Finn è diverso
perché subito prova sgomento di fronte
al male, il sangue del compagno morente sul casco lo segna, lo rende
immediatamente riconoscibile.
Non spara, si toglie
il casco, esce dall'omologazione degli assaltatori, (tutti uguali, senza
volto), infatti deve essere sottoposto al ricondizionamento (come non pensare
al condizionamento nostro, di noi uomini moderni sottoposti al bombardamento
mediatico quotidiano, fatto di schemi di comportamento da avere, di cose giuste
da dire o da pensare, di pregiudizi su tutto ciò che ci sta intorno).
Uscendo dalla nave
del primo ordine inizia la nuova vita, esce da
un mondo impersonale, e viene chiamato per nome da Poe.
Inizia l'avventura
di sempre ancora a bordo di quell'astronave antica, "che fece la rotta di
Kessel in meno di 12 parsec", la missione del bene contro il male, che è
la lotta per la vita contro il potere che vuole la morte di chi non vuole omologarsi.
Il resto è già
storia del cinema.
Poteva fare di più
J.J. Abrahams?
Può darsi, comunque
tornerei a vederlo una quarta volta.
